Il surriscaldamento della Terra è un dato di fatto così come lo è il contributo negativo delle emissioni di Co2. Giornali, televisioni e web ci raccontano ormai quotidianamente di un pianeta che rischia il collasso e di un futuro alquanto incerto. Gli inverni sono sempre più freddi, le estati sempre più calde, tanto da modificare drasticamente il ciclo vitale di flora e fauna. I cambiamenti climatici ci riguardano molto da vicino, poiché gli effetti dell’innalzamento della temperatura producono infatti rischi non soltanto ambientali ma anche sociali ed economici. Un aumento di pochi decimi di grado nella temperatura atmosferica e di superficie può avere effetti devastanti sul nostro pianeta. Viviamo in città dall’aria irrespirabile, trafficate, inquinate, decisamente poco vivibili. Che fare? Come fermare un meccanismo che pare inarrestabile e rendere migliore la nostra quotidianità? Una risposta alle tante domande sull’argomento arriva da Rivoluzione bici. La mappa del nuovo ciclismo urbano, di Silvia Zamboni, pubblicato da Edizioni Ambiente nel 2009 (pp. 184, € 12,00). Un libro interessante che mostra come migliorare la qualità della nostra vita con una semplice azione: pedalare.
Ciclisti si diventa: tra sicurezza e nuove tendenze La bicicletta per la qualità della vita, delinea le varie tipologie del ciclista urbano. La scelta di utilizzare la bici è infatti soggetta a svariate esigenze: chi la utilizza per risparmiare tempo, chi per mantenersi in forma, chi per limitare le spese, chi per godersi al meglio la città ed essere libero. Il secondo capitolo, La bicicletta migliora l’ambiente urbano e cambia la città, promuove l’utilizzo della bici in città motivando tale scelta con riferimenti allo spazio urbano e all’ambiente. A differenza dell’automobile, la bicicletta non solo non inquina ma è assolutamente meno invasiva. Non genera traffico, non produce rumore evitando di «sostenere» l’inquinamento acustico, non libera emissioni inquinanti dirette a differenza dei mezzi a motore e determina il riassetto dello spazio urbano. La città acquista un nuovo volto, gli spazi dedicati alle auto si riducono favorendo anche la mobilità dei pedoni. Si cerca quindi di sottolineare l’impatto positivo della bicicletta in qualsiasi situazione, «aprire lo spazio urbano alla bicicletta cambia volto alla città. In meglio: più spazio per i pedoni, più verde, più bici, meno lamiere parcheggiate, più silenzio, meno motori e motorini […], più relazioni tra persone e tra le persone e la città». Il terzo capitolo, Sicurezza e moderazione del traffico, ciclo-stazioni, sistemi antifurto, definisce le reali esigenze del ciclista urbano. Fanno parte dell’argomentazione vari fattori, primo fra tutti la sicurezza. Il ciclista è troppo spesso costretto a subire gli atteggiamenti maleducati e poco rispettosi degli automobilisti, ecco perché diventa necessario un piano d’intervento per adeguare la città e trasformarla in un luogo bike friendly con piste ciclabili ben visibili e le cosiddette zone 30, ossia dei tratti di carreggiata in cui vige il limite di velocità a trenta chilometri orari che possano favorire la convivenza di bici e auto e abbassare notevolmente l’incidentalità. Tra l’altro si parla di soluzioni già adottate in molte città del Nord Europa, come per esempio Copenaghen, e nel Nord Italia, San Donato Milanese. Bisogna poi creare degli appositi parcheggi per le bici, evitando magari che un pendolare perda il treno perché non riesce a trovare un palo libero a cui legare il suo mezzo di trasporto. È un problema di non poca importanza ed è fondamentale la massiccia presenza di rastrelliere soprattutto nei luoghi di maggiore affluenza come le stazioni. La mancanza di appositi parcheggi determina il parcheggio “abusivo” su marciapiedi o cancelli la cui conseguenza diretta è spesso il sequestro del mezzo da parte della polizia municipale. Il quarto capitolo, Le nuove tendenze, parla dell’introduzione delle biciclette pieghevoli, molto pratiche per chi utilizza il mix “bici più trasporto pubblico”; delle biciclette a scatto fisso – cioè con un solo rapporto e una trasmissione diretta, che consentono di rallentare agendo soltanto sui pedali – che ormai spopolano oltre oceano e si stanno diffondendo anche in Italia; del bike sharing e dei bike messengers, pony express in bicicletta.
Bike friendly: città a portata di bici
Ma come incentivare l'utilizzo della bici? Qualche strategia interessante ci viene proposta nel quinto capitolo. Dai bici-bus, gruppi di bambini che vanno a scuola accompagnati da un adulto, al bike to work per incoraggiare i lavoratori a raggiungere il posto di lavoro in bicicletta. Dati Istat alla mano, in Italia circa la metà degli spostamenti effettuati ogni giorno in macchina è inferiore ai cinque chilometri. È una distanza facilmente percorribile in bicicletta, che non necessita l’utilizzo delle quattro-ruote. Diventa quindi indispensabile, soprattutto da parte dei Comuni, promuovere con tutti i mezzi a disposizione l’utilizzo della bicicletta a sfavore dell’auto. Molte sono le iniziative già attuate o in via di definizione, ma siamo solo all’inizio di un percorso faticoso e di una lotta serrata contro l’utilizzo spropositato dell’automobile. La Germania si colloca ai primi posti nella classifica dei paesi europei nell'organizzazione di campagne per aumentare il numero dei pendolari-ciclisti. Non da meno Olanda e Danimarca. Il sesto capitolo approfondisce il concetto di bike sharing, il sistema di noleggio pubblico self-service. L’esempio è quello della città di Milano che da un paio d’anni ha avviato questa iniziativa sull’esempio di Parigi e Barcellona. Ora anche altre città italiane hanno adottato il bike sharing con risultati apprezzabili e risposte positive da parte degli utenti. A Copenaghen e Zurigo il noleggio è addirittura gratuito. Non a caso nella città danese 37 cittadini su 100 si spostano in bicicletta. Esiste poi il movimento critical mass come evidenziato nel settimo capitolo. La bici può essere anche controcultura urbana, gruppi di ciclisti che rivendicano la loro presenza nel tessuto urbano e chiedono attenzione e sviluppo attraverso veri e propri atti di protesta. La necessità è riprendersi lo spazio stradale. Una volta al mese, in un punto determinato della città, parte la critical mass a cui partecipano centinaia di persone di tutti i tipi. L’ultimo capitolo è dedicato alle Città modello per le biciclette. Doveroso citare quelle che si sono contraddistinte negli anni con un impegno sempre più partecipato al riadattamento dello spazio urbano a favore della bicicletta: Berlino, Bolzano, Copenaghen, Ferrara, Gröningen, Monaco, Munster, Odense, Padova, Portland, San Donato Milanese, Venezia-Mestre.
Cambiare le proprie abitudini
In un’epoca di grandi difficoltà, non soltanto ambientali, è doveroso provare a modificare le proprie abitudini. Individualmente possiamo fare tantissimo per ridurre i cambiamenti climatici, iniziando ad adottare stili di vita meno inquinanti. Ognuno di noi può, infatti, può dare un contributo decisivo alla causa adottando uno stile di vita più responsabile a partire dalle piccole cose di ogni giorno. «A me piace moltissimo pedalare in città: non si fa rumore, non si inquina, si possono vedere la luna e le nuvole, seguire il volo degli uccelli e scoprire la parte alta dei palazzi e le chiome degli alberi senza doversi divincolare dal finestrino dell’automobile. E poi, sarà una faccenda di endorfine, quando pedalo mi viene il buonumore, fischietto e addirittura canticchio libero come un uccello», così scrive Fulco Pratesi nella Prefazione a Rivoluzione bici. La mappa del nuovo ciclismo urbano ed è proprio questo l’effetto che l’utilizzo della bicicletta può avere su di noi. Al di là del risparmio di tempo e denaro, al di là dell’effetto positivo sulla nostra salute, al di là dell’impatto zero sull’ambiente, la bicicletta ha un grande potere: permette di scoprire ogni giorno angoli della nostra città inaspettati e nascosti, crea un contatto particolare con il territorio e ci fa sentire liberi. Chiusi nelle nostre automobili, magari affaccendati con il navigatore satellitare o, peggio ancora, impegnati in una conversazione al cellulare, ci perdiamo il meglio che la città possa offrirci. La bicicletta può ridarci quel contatto con l’ambiente che stiamo perdendo e che, invece, è necessario per staccare la spina e distoglierci anche solo per un attimo dai problemi di ogni giorno.
Sara Moretti
(direfarescrivere, anno VII, n. 67, luglio 2011)
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