Anno XXI, n. 230
aprile 2025
 
La cultura, probabilmente
Contaminazioni di tarantella e pizzica
per una colorata rivoluzione culturale
che parte da Caulonia fino al Nord Italia
Sulla Mulinarella insieme ai Taranproject: un gioioso viaggio
a suon di musica verso nuovi e pacifici orizzonti, da Laruffa
di Angelica Terrioti
Una piccola festa di musica e parole per celebrare la voglia di una Locride diversa e da rinnovare attraverso una rivoluzione del tutto originale al ritmo della tarantella. Una ciurma di volti noti parte dalla cittadina di Caulonia per approdare sulle coste del Nord Italia e dare consistenza ad una possibile utopia. La storia, frutto della fantasia di Gianluca Albanese, imbarca sulla Mulinarella Mimmo Cavallaro e i suoi Taranproject, ben equipaggiati di strumenti musicali utili alla realizzazione della Taranta Revolution (Laruffa editore, pp. 102, € 12,00). Protagonista del romanzo un ritmo che ha radici profonde nella terra e nel cuore dei calabresi, e che oggi sta diventando una moda capace di oltrepassare i confini regionali.

Un fermento covato a lungo
Il vento della rivoluzione aveva già soffiato su Caulonia tanto tempo prima, nel 1945. Incarnazione della voglia di riscatto della cittadina calabrese era stato Pasquale Cavallaro, borghese illuminato alla carica di sindaco del paese.
Ai tempi della Resistenza, i suoi impegni di agente assicurativo e dirigente comunista si erano legati a quelli di referente degli alleati per la fornitura di armi ai partigiani. Eletto sindaco non si tirò indietro di fronte alle situazioni difficili nelle quali versavano i poveri del paese, divenendo avanguardia del proletariato. L’altruismo e l’idealismo che lo contraddistinguevano non erano tuttavia tollerati dai molti agrari ex fascisti, nauseati dal sentore rivoluzionario che si respirava all’epoca del suo mandato. Fu per questo motivo che gli uomini fedeli a Cavallaro, prima che la situazione degenerasse, insorsero proclamando la “Repubblica rossa di Caulonia”, l’unico modo per arginare i privilegi conquistati in epoca fascista.
Un salto sulla macchina del tempo ci porta alla nostra epoca, nel 2009, periodo in cui gli animi della Locride sono più tormentati del solito da eventi dolorosi, frutto del proliferare delle operazioni della ’ndrangheta locale. Questa volta, però, l’omicidio del giovane commerciante Gianluca Congiusta, a Siderno, e il delitto Fortugno, a Locri, spingono la gente a manifestare: ecco i primi bagliori di un risveglio sociale necessario. Nello stesso periodo le piazze dei comuni della Locride vengono riempite ed animate dal suono della taranta, il battito del cuore calabrese espresso in musica da Mimmo Cavallaro e i suoi Taranproject. Cavallaro, un nome che ritorna nel momento in cui ci sarebbe bisogno di una nuova insurrezione, una nuova rivoluzione.

La rivoluzione si fa musica
Una lampadina si accende nei pensieri di Luca in una notte di primavera mentre si trova al solito bar di Gioiosa Marina e, quando si tramuta in riflessione ad alta voce, stupisce gli amici: «E se la facessimo noi una rivoluzione pacifica a ritmo di tarantella?». I soliti volti che si trovano al tavolo con lui sono straniti, iniziano a farsi beffe dell’idea balzana espressa ad un’ora così tarda. Sono i musicisti che suonano con Mimmo Cavallaro, seduti poco distanti, a cogliere al volo la singolarità della proposta e a non esitare a sottoporre la questione al loro leader che, ben presto, esprime il suo favore.
La notizia si sparge e in poco tempo si organizza una riunione a Riace, città nota per l’accoglienza agli stranieri, per stabilire i punti cardine dell’iniziativa. Bandite le armi, la musica della taranta si farà portatrice di un messaggio no global, ribelle e pacifista allo stesso tempo. Simbolo dell’impresa, un’imbarcazione che di solito viene utilizzata dagli immigrati per giungere alle coste del Sud dell’Italia: la Cioparella, dal titolo di una nota canzone popolare calabrese, viene rimessa in sesto e in seguito varata la notte di San Lorenzo, la notte dei sognatori, quando una cinquantina di persone armate di strumenti musicali, cibo, pc e chiavette usb per connettersi in rete parte alla conquista del Nord della penisola.
Grazie al web la notizia del sogno rivoluzionario a suon di musica che viaggia sulla Cioparella si diffonde, soprattutto in Puglia, prima tappa dei nostri eroi che suoneranno insieme ai Sud Sound System, una fusione di taranta e pizzica che gli farà ottenere dai cugini del Salento, come ringraziamento, un’imbarcazione più grande. L’avventura continua così sulla Mulinarella per giungere a Venezia e da qui proseguire verso Padova, Imola, Milano. Ad ogni tappa un’insurrezione, una presa di posizione verso la realtà politica del paese, resa possibile grazie all’aiuto di quanti, incontrando Cavallaro e i suoi, si prestano al progetto. Molti calabresi che abitano al Nord riconoscono subito i compaesani e si offrono di dare una mano. La musica della taranta riesce così a bloccare i lavori nei cantieri di opere di dubbia pubblica utilità, a diventare protagonista dei comizi politici, ad essere al centro della scena nel circuito di Imola prima della corsa del Gran Premio di San Marino e ad ottenere i privilegi economici reclamati dai rivoluzionari-musicisti grazie al potere del suo ritmo incalzante.

Un’utopia… possibile?
Uno scritto assolutamente godibile, in cui romantico e ludico si fondono per coinvolgere il lettore in modo ironico e brioso. Una storia che ha trovato il suo habitat naturale alla presentazione del volume il 23 agosto 2010 a Siderno Marina, cittadina in cui Albanese vive e lavora da anni come giornalista pubblicista di Calabria Ora. Al World village allestito sul lungomare della ridente località locridea, sotto un cielo stellato carico di silenziose speranze, inebriati dal pungente odore di salsedine, attorniati dagli stand di prodotti tipici calabresi e oggetti artistici artigianali, tra un assaggio e l’altro di musica popolare offerto da Valerio Filippi, direttore artistico del Roma Tarantella Festival, si stava dando vita ad una magia: una storia fantastica per un’utopia possibile.

Angelica Terrioti

(direfarescrivere, anno VII, n. 66, giugno 2011)
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