Anno XXI, n. 230
aprile 2025
 
La cultura, probabilmente
Il Gatto Mammone di Maria Teresa Ruta:
dalla tradizione una storia tutta nuova
che combatte ansie e paure dei bambini
Da spauracchio d’altri tempi a magico compagno di giochi:
un mito tinto di modernità. Per i più piccoli, edito da Adnav
di Martina Andronaco
Tradizione popolare e colorata fantasia si fondono insieme, come note di una stessa sinfonia, per dare vita a una favola dolcissima che appassiona i bambini e li immerge in un mondo incantato, catturando i loro sguardi e la loro attenzione grazie, anche, alle splendide illustrazioni, frutto del talento creativo di Samantha Farina. Una storia all’insegna della magia, della saggezza, della fantasia e della tenerezza, in cui non manca la morale, protagonista anche delle Favole di Fedro a cui l’autrice si ispira[1].
«C’era una volta una mamma con due figlie: Lina e Lena. Molto amata Lina, un poco meno Lena, forse anche un po’ trascurata», queste le parole che danno inizio alla favola Il Gatto Mammone di Maria Teresa Ruta (Adnav edizioni, pp. 40, € 12,50) e che ricordano in parte la trama familiare di Cenerentola, perché, come già avrete capito, una, Lena, era buona e poco amata, l’altra, Lina, seppur viziata e capricciosa, era, invece, adorata. Le situazioni in cui le due sorelle si ritroveranno, a causa di questa disparità di trattamento, le porteranno all’incontro con il gatto mammone che dispenserà loro saggezza e giustizia, all’interno di un mondo popolato da teneri gattini e galli fatati.
La sorella buona che va a lavare i panni in una fontana e perde il sapone che scivola giù giù verso una porticina, il premio elargitole dal gatto mammone e la punizione inflitta invece alla sorella viziata che vuole tutto senza dare niente, richiamano lo scenario magico della favola dei fratelli Grimm, Madonna Giustina. In quest’ultima diversi personaggi di un pozzo incantato sostituiscono i gattini sporchi e bisognosi di cure che si trovano al di là di una porticina magica, un gallo, anziché un asino come nella favola di Ruta, canta la ricompensa e il castigo, e Madonna Giustina fa la parte del gatto mammone.

Il gatto mammone
Il gatto mammone, protagonista della favola, è una creatura magica che secondo la tradizione popolare si diverte a spaventare le mandrie al pascolo ed è caratterizzata da movenze ed espressioni demoniache.
Secondo alcuni studi, questa figura affonderebbe le sue radici nell’Antico Egitto, in cui i gatti erano considerati animali sacri nonché simboli di fertilità. Con l’avvento del Cristianesimo, poi, queste e altre immagini pagane sarebbero state demonizzate. Divenuto, quindi, un mostro immaginario delle fiabe, il gatto mammone cominciò a essere usato per spaventare i bambini e farli desistere dal fare i capricci.
Tale creatura appare anche nella letteratura italiana fin dalle sue origini: nello Specchio di vera penitenza Iacopo Passavanti scrive «animale a modo d’uno satiro, o come un gatto mammone» e, ancora, nel Bisbio a magnificentia di messer Cane de la Scala Immanuel Romano affianca il gatto mammone a creature feroci: «Qui sono leoni, e gatti mammoni». Ha scritto di questo essere anche Marco Polo ne Il Milione, sostenendo di averlo visto in Abissinia in compagnia di molte scimmie. Un gatto mammone, che si accompagna niente poco di meno che ai cavalieri di Re Artù, è il protagonista del Detto del Gatto Lupesco di un anonimo toscano del Duecento. Parla di tali creature anche Leonardo Frescobaldi nel suo libro Viaggio in Terrasanta, mentre nella narrativa moderna compare ne La famosa invasione degli orsi in Sicilia di Dino Buzzati.
Nel corso dei secoli il gatto mammone si è colorato di tinte misteriose, attraenti e magiche diventando, oggi, il gatto più celebre del mondo delle favole, che intrattiene e rallegra i bambini, e la sua fama non si è fermata all’oralità della tradizione popolare o alle pagine scritte dei libri, ma ha raggiunto anche il cinema. Dallo Stregatto di Alice nel paese delle meraviglie, indimenticabile cartone animato di Walt Disney (1951), trasposizione dell’omonimo racconto di Lewis Carroll (1865), al meno noto Il gatto mammone diretto da Nando Cicero nel 1975.

Mostro demoniaco o saggio e buon amico dei bambini?
Il gatto mammone raccontato dalla giornalista e conduttrice televisiva Maria Teresa Ruta è seduto su un trono in una stanza spaziosa e arredata sontuosamente. Dall’aspetto austero e serio, è senza dubbio anche buono e saggio ed è colui che presenterà la morale alla fine della narrazione. Coi suoi occhi grandi e dolci parla d’amore, intrattiene i bambini e soprattutto insegna loro il bene e il male. Ricompensa, infatti, la sorella gentile, generosa e operosa e punisce quella capricciosa e viziata, perché «la bontà viene sempre premiata».
Questo personaggio, tenero e severo allo stesso tempo, fa comprendere, inoltre, ai bambini che le punizioni non servono a far del male, ma solo a modificare e migliorare il carattere. Dare dei piccoli ma significativi castighi è il compito dei genitori, che non deriva da un impulso negativo e ingiusto ma da un sentimento d’amore e affetto infiniti volti soltanto al bene.
Il Gatto Mammone insegna a educare i più piccoli senza intimorirli e creare loro paure inutili, come quella del “lupo che ti vuole mangiare” o dell’“uomo nero che ti rapisce” o ancora del “carabiniere che ti porta in galera”, e tante altre che si raccontano ai bambini per farsi obbedire e farli stare buoni, provocando, però, timori infondati senza dar loro alcun insegnamento concreto.

Martina Andronaco

[1] - Cfr. il video dell’autrice sul sito petpassion.tv: Maria Teresa Ruta e la storia del gatto mammone.

(direfarescrivere, anno VII, n. 63, marzo 2011)
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