Anno XXI, n. 230
aprile 2025
 
La cultura, probabilmente
Un percorso comunicativo in due livelli
che presenta la lingua nei contesti reali
e con un approccio nozional-funzionale
Prendiamo in esame un altro corso di lingua edito da Bonacci
che integra diversi sillabi e stimola l’autonomia ad apprendere
di Clementina Gatto
In parte nell’ottica di chiarire quanto dimostrato negli ultimi vent’anni dalle ricerche in linguistica e in glottodidattica, in parte semplicemente spinti dalla validità di questa guida all’apprendimento dell’italiano, presentiamo Uno. Corso comunicativo di italiano per stranieri (Bonacci editore), primo step di un corso integrato di italiano articolato in due livelli.
L’opera, realizzata da Lorenzo Blini, Francisco Matte Bon, Raffaella Nencini, Nicoletta Santon (il Gruppo “Meta”) comprende un Libro dello studente (pp. 216, € 16), un Libro degli esercizi e sintesi di grammatica (pp. 168, € 11), una Guida per l’insegnante (pp. 154 € 12) e tre cassette audio (due per il libro dello studente e una per il libro degli esercizi).
In generale, possiamo dire che questo corso di italiano risponde all’esigenza, segnalata dagli studiosi, di sradicare l’idea secondo cui la competenza comunicativa in una lingua risiede nella perfetta padronanza del suo funzionamento grammaticale o nella conoscenza teorica del lessico: in quest’ottica, Uno promuove l’acquisizione della competenza culturale di pari passo con quella linguistica e comunicativa, e getta le fondamenta per qualsiasi utilizzo e approfondimento della lingua italiana, dal mondo del lavoro al turismo o all'università.

Il sillabo: dai contenuti culturali all’analisi linguistica Uno è uno strumento per l'insegnamento dell'italiano, destinato a principianti e falsi principianti adulti o adolescenti. Il sillabo è articolato in venticinque unità didattiche, che percorrono le aree tematiche basilari per la comunicazione in lingua italiana (dalle informazioni personali all’interazione sociale, passando per le attività quotidiane e i rapporti sociali), riferendole costantemente ai contenuti culturali legati a questi ambiti. Solo a mo’ di excursus, citiamo: le feste degli italiani, alcuni personaggi famosi, cibi e prodotti italiani, un po’ di letteratura, film e canzoni famose, alcuni estratti da quotidiani.
Naturalmente, non mancano le riflessioni grammaticali e i raggruppamenti lessicali per aree tematiche, ma ciò che è importante rilevare è che queste nozioni sono esposte su basi funzionali: vale a dire che allo studente vengono di volta in volta forniti gli strumenti dei quali può usufruire per esprimere certe necessità e realizzare alcuni obiettivi linguistici ed extralinguistici. Questo perché imparare una lingua è, per gli autori, «imparare a compiere degli atti […] e a esprimere e saper maneggiare delle nozioni [in corsivo nel testo, Nda]».
Come chiaramente esposto nell’Introduzione, infatti, la lingua viene concepita come «un sistema complesso di modi di agire». Il sistema linguistico è solo uno dei modi – a nostro parere il più importante – di manifestare l’identità culturale di un gruppo. Per dare una definizione – nostra – piuttosto grossolana, la cultura è l’insieme di elementi che ci consentono di costruire un quadro di riferimento della persona che abbiamo di fronte. Per far ciò, di solito, non ci basta conoscere la sua lingua, ma cerchiamo di capire le implicazioni presenti in ciò che dice e proviamo a ricostruire le sue intenzioni: quindi, ci occorrerà conoscere le sue abitudini, le sue preferenze, le sue aspettative, il suo passato. Tutto ciò concorre inequivocabilmente a determinare – e a comprendere – le scelte linguistiche dei parlanti.
La presa di coscienza del proprio sé culturale è dunque il primo passo verso la conoscenza dell’altro e rappresenta il terreno su cui “piantare” le basi dell’apprendimento di una lingua straniera.

Le risorse didattiche Già in apertura, il corso si presenta estremamente pratico e chiaro. Innanzitutto, una legenda dei simboli anticipa se ci si troverà di fronte ad attività di lettura, di ascolto, di scrittura o di fonetica e intonazione.
I contenuti, poi, sono presentati con grande vivacità, alternando parti scritte a numerose illustrazioni, fotografie e sintesi grammaticali.
Ma l’aspetto a nostro avviso più rilevante è che per ciascuna tipologia di attività è suggerito un tipo di svolgimento in parte originale rispetto a quelli consueti. Per quanto riguarda la lettura, gli autori invitano a preferire in un primo momento la lettura globale, per completare, solo in una fase successiva, il lavoro analitico che è possibile operare sui testi: ciò per stimolare gli studenti a selezionare, tra tutte, le informazioni che conoscono, e ricostruire il senso generale evitando di rimanere bloccati alla prima difficoltà. La stessa procedura viene consigliata per l’approccio all’ascolto: questo stimolerà a orientarsi attraverso le diverse voci registrate – tratte da materiale autentico – tutte con diversi accenti e diversi timbri, che intendono fornire l’occasione di comprendere la lingua nei molti modi in cui essa naturalmente si presenta.
Nel complesso, in questa prima parte del corso l’espressione orale della lingua viene privilegiata a quella scritta, ma ciò solo a fini strategici, poiché si cerca di riprodurre l’ordine naturale di acquisizione del linguaggio.

Il discente protagonista della lezione Le attività proposte nel corso puntano a favorire la nascita dell’interazione all’interno del gruppo e permettono agli studenti di scoprire il funzionamento della lingua italiana rendendoli parte attiva della dinamica di apprendimento.
Infatti, ogni unità è presentata come un percorso di attività in cui gli studenti sono guidati verso un obiettivo, per la realizzazione del quale si rendono necessari gli strumenti linguistici, pragmatici e culturali di volta in volta sottoposti all’attenzione del gruppo: in questo modo è più naturale e – pensiamo – più efficace, operare consapevolmente scelte linguistiche corrette e sedimentarle, grazie all’interazione tra pari che sarebbe altrimenti percepita come innaturale.

Clementina Gatto

(direfarescrivere, anno IV, n. 30, giugno 2008)
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