L’insegnamento di una lingua straniera va di pari passo con l’esercizio e lo sviluppo delle abilità di comunicazione umana, caratteristiche che ogni individuo, di solito, manifesta. Poco a che vedere con il “trasferimento di contenuti” o la fissazione di nozioni astratte. La comunicazione è concreta, viva, è la materia del pensiero e consente, oltre al mero scambio di informazioni, di instaurare relazioni umane, mantenere contatti, tramandare il passato (naturalmente, senza alcuna pretesa di esaustività!).
Molti materiali prodotti per i corsi di lingua straniera, però, sembrano indirizzare chi ne fa uso verso strade opposte, come se la ricerca in glottodidattica fosse condotta da studiosi che, a ben vedere, in una classe di lingua straniera non sono mai entrati. Ma come insegnare ad insegnare la comunicazione umana, senza badare al contatto con gli esseri umani? Christopher Humphris, Rita Luzi Catizone e Stefano Urbani, gli autori di Comunicare meglio. Corso di italiano per stranieri. Livello intermedio-avanzato (Bonacci editore pp. 192, € 13,50), provengono da un’altra scuola o, per meglio dire, da una scuola vera e propria.
Gli autori
Alla base di questo corso c’è l’idea dello studente come ricercatore, soggetto del suo apprendimento, che egli stesso guida attraverso le sue abilità intellettuali e le sue capacità di relazionarsi con altri individui.
E questo concetto nasce da tanti anni di esperienza di insegnamento, svolto presso la “Dilit (Divulgazione lingua italiana) international house” di Roma, con la quale gli autori collaborano da oltre un ventennio in qualità di ricercatori, insegnanti e autori.
L’opera e i suoi elementi di innovazione
L’opera si compone di un libro per lo studente, un manuale per l’insegnante e quattro cassette audio.
L’Introduzione presenta sinteticamente e con grande chiarezza alcune delle scelte più significative affrontate dagli autori nell’ideazione e nella stesura dell’opera. Il presupposto alla base del testo è che non è possibile studiare o insegnare una lingua considerandola come un insieme di frasi isolate, de-contestualizzate, da analizzare da un punto di vista grammaticale o, peggio ancora, da ripetere e memorizzare come formule vuote. La lingua, e di conseguenza l’apprendimento di essa, è veicolo del pensiero, è strumento di comunicazione, scambio di idee; essa consente la realizzazione della maggior parte delle azioni degli esseri umani.
Un corso di lingua che, come questo, voglia tener conto di quanto appena detto, deve necessariamente focalizzarsi sullo studio della lingua come essa si presenta all’interno di un testo. Esso, a sua volta, non è da intendersi come la somma di frasi isolate, ma come l’insieme dei proferimenti volontariamente espressi da parlanti reali, in un dato contesto e per la realizzazione di un fine – sia esso linguistico o extralinguistico.
La scelta di attribuire centralità al riconoscimento del contesto implica un percorso di apprendimento nuovo. Solo per fare alcuni esempi, la situazione comunicativa determina la varietà di lingua da utilizzare (che a volte è sulla soglia – o addirittura al di là – del cosiddetto italiano standard); guida l’apprendimento linguistico secondo strade diverse dalla canonica presentazione delle strutture grammaticali; coinvolge attivamente lo studente portandolo a focalizzarsi sul significato e non solo sulle strutture della lingua (per dirlo con le parole degli autori, viene attribuita pari importanza all’“acquisizione” della lingua tanto quanto all’“apprendimento”).
Le ventiquattro lezioni contenute nel testo sono precedute da una legenda che, esplicitando i simboli scelti per contrassegnare le attività, distinguono le stesse in produzione e ricezione; a ciascuna delle due tipologie, poi, sono associate due ulteriori specificazioni (cioè, se l’attività è scritta o orale e se si riferisce all’acquisizione o all’apprendimento). Da notare che i simboli-guida scelti dagli autori sono già visibili nella copertina del libro.
Lo studente partecipa ad un insieme di attività da sviluppare in collaborazione con la classe, lavorando in piccoli gruppi: in questo modo si trova in situazione di parità sia nella conversazione, sia nel controllo sull’andamento dell’attività (ha così modo di non provare il disagio cui di solito si è di fronte quando ci si confronta con l’insegnante madrelingua).
Inoltre, lo studente, nel corso di alcune attività – quelle che gli autori chiamano “attività comunicative” – viene stimolato a esprimersi, senza badare alla correttezza quanto piuttosto allo sviluppo della scorrevolezza (la correttezza grammaticale trova il suo spazio nelle attività riferite all’analisi della struttura linguistica). È da sottolineare il fatto che l’attenzione all’uso linguistico nell’interazione è volto ad accorciare la distanza tra il parlante madrelingua e il parlante straniero che, di solito, qualunque sia il suo livello di conoscenza della lingua d’arrivo, appare sempre molto innaturale.
Per la realizzazione di tale percorso, e questo è senza dubbio un dato importantissimo e innovativo, gli autori hanno scelto di utilizzare esclusivamente materiali autentici, dai testi scritti alle registrazioni di parlato. Non sono state operate semplificazioni: l’indicazione metodologica degli autori è semplicemente quella di assicurarsi che venga richiesto agli studenti di operare sforzi sostenibili e non far loro vivere situazioni scoraggianti.
Il manifesto di un metodo
Il manuale per l’insegnante contiene, com’è intuitivo, le chiavi delle attività contenute nel libro per lo studente; ciò che lo rende prezioso sono le prime pagine, in cui vengono proposti alcuni Consigli per lo svolgimento delle attività che, anche questo è intuitivo, spiegano con estrema chiarezza le finalità delle singole attività proposte e le modalità di esecuzione.
La valenza di queste pagine, come dell’intero manuale, in verità, risiede nel fatto che gli autori propongono un’insieme di prove piuttosto particolari, complesse, funzionali allo sviluppo di singole abilità o di abilità integrate (produzione o ricezione orale/scritta). Esse non si limitano a una semplice sequenza di letture, ascolti, spazi da riempire ed esercizi grammaticali di rinforzo, ma piuttosto, nella loro acuta ricercatezza, sintetizzano un metodo di insegnamento vero e proprio.
Clementina Gatto
(direfarescrivere, anno IV, n. 29, maggio 2008) |