Da un progetto oggi più che trentennale, bilancio sulla formazione e sulla ricerca nella didattica dell’italiano agli stranieri
Un saggio-resoconto dell’ultimo decennio delle attività di Itals, laboratorio dell’ateneo veneto “Ca’ Foscari”. Edito da Bonacci
Clementina Gatto
Con questo articolo inauguriamo la rubrica “Italiano per stranieri”, in cui abbiamo pensato di presentare diverse valide pubblicazioni della letteratura sull’argomento, siano esse saggi o corsi di lingua veri e propri. L’articolo che segue presenta una raccolta di contributi che illustrano un settore dell’attività di ricerca e di formazione nell’ambito di una delle principali università per stranieri presenti in Italia.
Il Laboratorio “Itals” (Italiano come lingua straniera) del Dipartimento di Scienze del linguaggio dell’Università degli studi di Venezia “Ca’ Foscari” è guidato da docenti (di detta università e di altri atenei) e giovani studiosi impegnati nel campo della glottodidattica. Il sistema di iniziative e interventi è ampio: dalla sua origine a oggi, Itals è diventato una delle sedi principali per la formazione e il perfezionamento degli insegnanti di italiano a stranieri, la ricerca, la sperimentazione, le pubblicazioni scientifiche e di materiali per la didattica.
Questo volume, Itals. Dieci anni di formazione, a cura di Paolo E. Balboni, Roberto Dolci e Graziano Serragiotto (collana Progetto Itals, Bonacci editore, pp. 144, € 14,00), è una raccolta di saggi che presentano in maniera critica l’azione del progetto Itals nell’arco degli ultimi dieci anni, riflettendo sulle azioni di volta in volta avviate e modificate e sulle probabili linee di tendenza intraviste.
La raccolta si articola in undici saggi, che presentano le diverse attività.
A una breve parte introduttiva (capitolo I) scritta dai curatori, seguono i contributi di importanti studiosi della disciplina, alcuni ben noti al pubblico del settore; oltre ai già citati curatori, autori anche del secondo saggio (Balboni), del terzo (Dolci) e dell’ottavo (Serragiotto), citiamo Elena Ballarin, Fabio Caon, Paola Celentin, Barbara D’Annunzio, Maria Cecilia Luise, Marco Mezzadri, Elisabetta Pavan e Mara Salvataggio.
Itals: un approccio interdisciplinare
Accanto alla descrizione delle iniziative vere e proprie del laboratorio, è importante porre l’accento sull’impianto epistemologico, che corrisponde a quello indicato dal fondatore di Itals, Giovanni Freddi, secondo cui la glottodidattica è una scienza teorico-pratica, che comporta l’attenzione alla circolarità tra ricerca, formazione, sperimentazione e di nuovo ricerca. Ciò implica che ciascun formatore ha esperienza diretta della classe, il che gli consente, in sede di ricerca, di perseguire obiettivi realistici e, in veste di formatore, di non porsi semplicemente come accademico ignaro delle esigenze dei docenti di domani.
Ne deriva un approccio interdisciplinare, che non ignora la linguistica ma che, accanto all’oggetto di apprendimento, ritiene indispensabile considerare anche il “soggetto”, il discente, con le sue caratteristiche neurologiche e psicologiche, e l’agire dell’insegnante, a partire dalla progettazione curricolare fino alla metodologia didattica.
Gli ambiti scientifici cui fa riferimento la glottodidattica secondo la scuola veneziana sono quattro: le scienze del linguaggio e della comunicazione, le scienze della cultura e della società, le scienze del cervello e della mente e, infine, le scienze della formazione. Tali aree sono integrate in un costrutto nuovo e autonomo, mirante a far crescere la qualità dell’insegnamento dell’italiano ai non italofoni. Essa, per gli studiosi di Itals, non deve basarsi sul trasferimento del sapere, ma favorire la crescita della conoscenza endogena, del saper apprendere dei discenti. In altre parole, chi insegna una lingua deve tenere presenti i ruoli giocati dall’emozione, dalla relazione, dalla motivazione, tanto quanto la componente analitica e quella razionale.
Un’attività che dura da quasi trentacinque anni
Dal 1974, quando nasce il “progetto” Itals ad opera di Giovanni Freddi, ad oggi, i passi in avanti sono stati tanti e notevoli. Già da allora, l’attività del progetto porta a compimento la pubblicazione di alcuni volumi, tra cui un’importante ricerca sulla diffusione dell’italiano condotta per il Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche). Più tardi, Paolo Balboni inizia a occuparsi della formazione degli insegnanti in Europa e nelle Americhe. Poi, dalla metà degli anni Novanta, il progetto si trasforma in “laboratorio”, con il coordinamento di Roberto Dolci e, successivamente, di Graziano Serragiotto.
Le attività finora promosse sono numerose e coinvolgono molteplici settori, come peraltro testimonia anche il sito Internet www.itals.it . Senza alcuna pretesa di esaustività, al solo scopo di passare rapidamente in rassegna l’azione di Itals, menzioniamo: la formazione scientifica, realizzata attraverso il finanziamento di borse di dottorato, postdottorato e assegni di ricerca per l’insegnamento dell’italiano; la formazione didattica, attraverso corsi di formazione tenuti in Italia e all’estero, corsi di formazione on line, un corso di perfezionamento, un master di primo livello e un master di secondo livello; due settori di certificazione, di cui il primo riferito alla competenza didattica dei docenti di italiano e il secondo alla qualità dei corsi e delle scuole presenti nel territorio nazionale ed estero. Di rilievo, inoltre, la ricchissima documentazione relativa all’italiano a stranieri, attraverso una biblioteca Big (Biblioteca italiana di glottodidattica) e il sito www.insegnare-italiano.it .
Per quanto riguarda la ricerca glottodidattica prodotta e finanziata dal Laboratorio “Itals”, segnaliamo un’imponente produzione bibliografica di studi relativi all’italiano, di cui sono parte la pubblicazione di volumi rivolti all’ambito accademico, la collana ufficiale Progetto Itals presso l’editore Bonacci, la divulgazione finalizzata alla formazione dei docenti e all’elaborazione dei materiali per una collana edita da Guerra, a cavallo tra ricerca e applicazione didattica.
La flessibilità di Itals: i progetti “divergenti”
Ci è sembrato particolarmente interessante e degno di nota il settore dei progetti “divergenti”, notevolmente innovativi nella loro formulazione.
Si tratta di attività promosse dall’apporto integrato di competenze e professionalità provenienti da ambienti di solito distinti; inoltre sono organizzate in contesti slegati dall’ambito universitario o scolastico (ad esempio il campo da calcio o la sala musicale). Ciò al fine di creare un progetto complesso e trasversale, coerente con un modello teorico ma anche di rapida sperimentazione sul campo: caratteristica che consente di avere un’immediata risposta e al contempo dà la possibilità di raddrizzare il tiro in itinere, stimolando lo scambio di idee all’interno dell’équipe dei professionisti.
D’altro canto, le attività sviluppate creano nei discenti motivazioni profonde, legate al piacere e alla sfida cognitiva e rendono evidente la relazione tra la veste linguistica e l’uso della lingua: in altre parole, le migliori condizioni possibili per l’apprendimento linguistico in termini di stabilità e durata.
Dal breve excursus degli aspetti qui presentati e rimandando ai tanti qui tralasciati, non possiamo che trarre, in conclusione, un bilancio positivo dell’azione del Laboratorio “Itals”, riferendoci non soltanto ai risultati, ma soprattutto al lavoro di ricerca continuo, all’analisi accurata dei dati, all’ininterrotto scambio di idee e al costante monitoraggio delle attività.