Anno XXI, n. 230
aprile 2025
 
La cultura, probabilmente
Le minacce (pilotate?) alla democrazia:
il terrorismo in Italia viene da Al Qaeda
o possiede anche una radice nazionale?
In un saggio edito da Ibiskos editrice Risolo, Andrea Ciappi
getta gravi ombre sulla realtà politica italiana degli ultimi anni
di Alessandra Prospero
Quale atteggiamento abbiamo di solito riguardo alle minacce di matrice terroristica rivolte al nostro paese? Indubbiamente distratto, risponderebbe l’autore del saggio che andremo ad illustrare, Andrea Ciappi, scrittore e giornalista del quotidiano La Nazione, il quale, invece, dalle elezioni politiche italiane del 2008, inizia a raccogliere e studiare lanci di agenzie giornalistiche contenenti messaggi e minacce provenienti da ambienti del terrorismo islamico, o presunti tali. Infatti Sotto ricatto? (Ibiskos editrice Risolo, pp. 66, € 10,00) già nel titolo solleva un dubbio inquietante e ci offre uno spunto su cui riflettere attentamente.

Elezioni politiche del 2008: l’inizio delle coincidenze
Siamo all’indomani delle elezioni politiche italiane del 13 e 14 aprile 2008 che consacrano il centrodestra di Silvio Berlusconi al potere nazionale. Una data che segna, dunque, una scelta di campo da parte della nazione, una data che, però, coincide incredibilmente con i primi segnali d’allarme.
Il primo in ordine cronologico, è grottesco:«la novità di Al Qaeda “tricolore”», ossia la comparsa di un forum italiano all’interno di un sito di proselitismo qaedista proprio il 14 aprile 2008, il giorno di chiusura delle elezioni.
Al di là dello sgrammaticato italiano con cui vengono trattati argomenti quali la conversione (criticatissima, peraltro) del noto giornalista Magdi Cristiano Allam, ciò che salta subito all’occhio è che i qaedisti partecipanti al forum sono per metà residenti nel nostro paese.
Due mesi prima, scrive l’autore, «la polizia postale aveva chiuso quattro blog filo-islamici che rilanciavano in Italia i proclami dei capi di Al Qaeda e che erano su un server italiano»; in seguito a questa operazione la Digos di Verona aveva denunciato sette cittadini italiani e si era inoltre scoperto che due dei blog filoislamici erano gestiti direttamente in Italia.
I dati raccolti cominciano a conferire un connotato inquietante ai lanci giornalistici, poiché si inizia ad avere l’impressione che le minacce vengano in qualche modo “dall’interno”.

Messaggi non subliminali
A dieci giorni dalle elezioni, il 24 aprile 2008, in segno di dissenso nei confronti del risultato elettorale italiano, un primo razzo si era abbattuto a pochi metri dall’ambasciata italiana a Baghdad con un bilancio fortunato poiché non causò feriti. Il 30 aprile un’altra ambasciata italiana divenne bersaglio di un atto terroristico, più precisamente di un’esplosione, ed era l’Ambasciata di Sanaa, nello Yemen, e anche questo episodio fortunatamente non si lasciò dietro feriti. Nel frattempo prese vita un amaro minuetto di ricatti tra la Libia, che minacciava di non proteggere più le nostre coste dall’immigrazione clandestina, e gli esponenti della Lega Nord, che risposero con la nomina al governo di Roberto Calderoli, reo, agli occhi dei libici, di aver indossato due anni prima una maglietta blasfema con sopra riportata la caricatura di Maometto (ricordiamo che le leggi islamiche vietano le immagini del profeta nel timore che possano portare all’idolatria). E se da un lato Silvio Berlusconi, neoeletto premier, ha cercato di calmare gli animi e sedare potenziali focolai di conflitto, Massimo D’Alema ha buttato benzina sul fuoco criticando aspramente il ministro Calderoli, lasciandoci intendere che il mondo arabo guardava «con preoccupazione al ritorno della destra al governo».

Forze oscure ci ricattano?
L’autore non ci consegna certezze; ci lascia dunque con lo stesso preoccupante interrogativo con cui titola il saggio e con il quale apre la trattazione. Anzi, ci riporta fedelmente anche notizie e vicissitudini altalenanti che oscillano tra rapimenti, attentati e clima di imminente conflitto fino (con tanto di massiccio intervento delle forze di Intelligence) all’omertà che copre i leader qaedisti che progettano attacchi a capitali europee dalla nostrana provincia di Bari. Andrea Ciappi ci fa notare, infatti, uno sconcertante paradosso: dopo uno spiraglio di apertura verso il nostro governo, più precisamente un messaggio di congratulazioni da parte del presidente iraniano Ahmadinejad inviato a Berlusconi dopo le elezioni, si assiste in realtà ad un incremento di attentati ai danni di militari e operatori italiani in Afghanistan e Somalia e di attacchi, fortunatamente sventati, nello stesso territorio italiano. Ricordiamo, ad esempio, il grave episodio del 18 gennaio 2009 avvenuto a Firenze: un ordigno rudimentale viene rinvenuto a pochi metri dalla sinagoga (notiamo come uno dei temi ricorrenti nell’ideazione degli attentati sia l’attacco al luogo di culto delle altre religioni).
Vi è purtroppo una «recrudescenza delle attività della rete di Al Qaeda contro l’Occidente in generale» e l’Italia in particolare, soprattutto se consideriamo il fatto che lo stato della Città del Vaticano, regno della Chiesa cattolica, è geograficamente identificabile con parte del tessuto urbano di Roma, caput mundi ma anche capitale d’Italia.

Alessandra Prospero

(direfarescrivere, anno VIII, n. 80, agosto 2012)
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